Via, si parte! E stavolta è per 6 mesi, il viaggio più lungo fatto fino ad ora. Sono tante le preoccupazioni: ci adatteremo al posto? Ho messo tutto nella valigia? Arriveremo ad accoltellarci dopo qualche mese? Ci verrà nostalgia di casa? Mah, in ogni caso abbiamo preparato tutto, valigie e borse, perfettamente caricate secondo gli standard RyanAir, chilo più chilo meno.
Abbandoniamo quindi Livorno, afosa d'agosto come ogni altra estate, scappando verso le terre del nord, la Danimarca, sognando lo Jutland come nel film Tideland. Lasciare la famiglia, i vari animaletti e gli amici è la cosa più dura, sopratutto questi ultimi quando sai che si prospettanto delle settimane interessanti dopo la tua partenza (case libere, settimane di mare fino a settembre, etc.).
Salutiamo tutti e prendiamo l'aereo, il viaggio è lungo e ci tocca dormire una notte a Billund, la città di Legoland. Ad accoglierci all'aeroporto di Billund, oltre che all'efficienza e alla pulizia Danese (tutto l'areoporto sembra costruito quasi interamente in parquet a parte le piste) troviamo una megapalla raffigurante un mondo appesa al soffitto della hall, completamente costruita con le Lego. Bella ma sono troppo stanco per fargli una foto quindi ve la dovrete andare a vedere se proprio volete.


Dopo una bella camminata con 25kg sulla schiena arriviamo all'hotel accanto all'aereoporto, molto silenzioso ma anche molto costoso (50€ circa a testa per una notte, colazione esclusa). Il peso delle valigie mi comincia a preoccupare per il giorno dopo, mi pento un pò di aver preso il saccone anziché un trolley. La stanza è fantastica, comincio a sperare di avere una camera così al mio arrivo a Odense: molto moderna e pulita, tv inclusa, per aprire la porta non si usa una comune chiave da barbone ma una scheda elettronica senza la quale non puoi nemmeno attivare la corrente nella stanza.
Mi faccio una doccia, mi guardo un pò di tv danese, che per fortuna è in inglese coi sottotitoli, e vado a letto.
Il giorno dopo ci si sveglia e si fa colazione nell'hotel. Una colazione abbastanza strana per i miei gusti, formaggini farciti e latte che pare acqua. Ci facciamo un bel panino doppio formaggino e salame e si riparte per prendere un bus che ci porti in un'altra località dove ci dovrebbe aspettare il treno per Odense.
Il viaggio fila tutto liscio, ma all'arrivo ad Odense i pesi delle mie valigie sulle spalle cominciano a farsi sentire. Prendiamo un bus dalla stazione per arrivare al campus, costo 2 euro e sbagliamo fermata. Ci fermiamo circa 1km prima del campus, in mezzo ai campi coltivati. Ogni edificio a Odense è distanziato da almeno un km di terra vergine adibita a erbetta, perfettamente curata e tagliata settimanalmente da un povero cristo motorizzato che pensa di essere su una pista di go-kart. La fatica nel farmi quel km a piedi con le borse mi fa mancare l'appiccicume dell'edilizia Livornese.
Arriviamo quasi in periferia al campus: straordinaro ed imponente, molto Bauhaus e razionale stile Le Corbusier. Dentro c'è tutto, dalle aule agli uffici, dalla palestra alla piscina, dalla mensa al parcheggio per le bici. Se devi fare qualcosa per l'università là devi andare, in qualche stanzina numerata perfettamente rintracciabile grazie alla mappa gratuita prelevabile all'ingresso accanto al banco informazioni. Il posto è tuttavia deserto (ricordiamoci che è sempre il 20 di agosto) ma per fortuna troviamo al primo tentavio l'uffico dove un barbuto signore con le crok e dai polpacci abbastanza pronunciati ci da il nostro
welcome envelope con all'interno le chiavi dell'appartamento. Baldanzosi ci dirigiamo verso l'uscita, alla ricerca di un bus che ci porti a casa. Bene, dovete sapere che a Odense i bus non sono il miglior mezzo di trasporto, ne passano pochi, costano tanto, vanno tutti solo alla stazione e non sai mai dove fermano. Noi non dovevamo andare alla stazione, dovevamo andare a casa facendo solo 2-3 km e prendiamo quindi un bus per poi cambiare a una fermata successiva. Qui accade il fattaccio, dopo essere usciti dal primo bus mi rendo conto di non avere più con me il
welcome envelope, dove cacchio l'avevo messo?? Mi rendo conto dopo 5 minuti di averlo lasciato in uno degli stipetti dell'università (si, hanno anche quelli e sono gratuiti). Parte il fugone verso il campus, intanto Andre rimane con le borse alla fermata.
Ritrovo il pacco lo prendo e torno da Andre un pò affaticato. Prendiamo un'altro bus che ci porta a casa: un megamostro, anzi più megamostri immersi nel verde, perfetti parallelepipedi sdraiati con dei pettini che spuntano dai lati (le cucine). Saliamo nelle rispettive camere. "La prima impressione non è mai la migliore, ma si può migliorare" tentavo di convincermi. Non c'era neanche una sedia per sedermi, solo il nudo letto senza coperte. Vado verso la cucina, sicuramente là terranno in ordine, là ci si mangia e poi loro sono Danesi, saranno sicuramente ordinatissimi. Aperta la porta della cucina una montagna di giornali e vecchie riviste mi salutano dal tavolo sventolanti mentre in secondo piano intravedo nubi di moscerini che banchettano su casse di bottiglie di birra vuote. Esco.
Al piano di sopra la camera di Andre sembrava uguale alla mia, ma con l'aggiunta di una poltroncina anni '80 molto rustica che ho cominciato subito a invidiargli. Non c'era tempo per disperarsi, la mobilia l'avremmo rimediata giorni dopo rubandola qua e là per i corridoi dell'edificio. Dovevamo prendere le coperte per la notte e l'unico posto dove andare era solo a 3 km di distanza, in una zona commerciale tipo porta a terra praticamente davanti al campus da cui siamo arrivati. Ci dirigiamo a piedi, l'autobus dai nostri appartamenti non passa, facciamo due compere e al ritorno (sempre a piedi) ci sistemiamo nella camera e ceniamo nella cucina di Andre che era molto più pulita. La sera vado a letto, respiro un pò di polvere e guardo le mura bianche di quella che più che una camera mi sembrava un garage, addormentandomi grazie alla musica di Brian Eno (Apollo Atmospheres & Soundtracks).
I giorni seguenti sono stati un via-vai tra casa nostra e i negozi per comprarsi le cose indispensabili. Siamo stati i primi studenti erasmus a essere arrivati e questo ci ha un pò penalizzati perché abbiamo dovuto imparare come funzionano le cose da soli. Gli altri, quelli che sarebbero venuti nei giorni seguenti erano accolti dal Buddy, un volontario che se hai fortuna si presenta sotto forma di strafiga danese la quale dispensa consigli su cosa fare, dove andare, chi vedere, ecc. ecc.
Alla fine ci siamo creati un habitat nella nostra camerina prendendo a giro mobili usati e ripulendo gli scantinati di questo edificio ricchi di tanti tesori (io penso di aver praticamente rubato tv). Per vedere le differenze per la mia camera guardatevi questi video. Il primo l'ho fatto il giorno dopo il mio arrivo e il secondo, fatto una settemina dopo, ricorderà agli intenditori del buon cinema italiano una scena famosa.