venerdì 18 settembre 2009

Un fatto divertente

Carissimi tutti!!
Vi scrivo per raccontarvi un episodio curioso accaduto ieri durante il nostro viaggio di ritorno in Italia.
Dal momento che eravamo lessi per il fatto di aver viaggiato tutta la notte a destra e manca per la Danimarca; appena abbiamo toccato i comodi seggiolini dell'aereo ci siamo addormentati di colpo.
Dopo circa una mezz'ora in cui abbiamo dormito come lecci, l'aereo inizia a rullare verso la pista per il decollo al che mi sveglio constatando "Ah!! ci stiamo muovendo tra poino si decolla. Guarda gigi come dor..graaaaa ronf ronf" e mi riaddormento.
Quando però partono le turbine a manetta e l'aereo inizia ad accelerare di brutto mi sveglio di soprassalto, oltretutto eravamo proprio sopra l'ala con le turbine appiccicate all'orecchio.
Mi giro per vedere cosa faceva quell'altro e Gigi, di cui mostriamo una foto di repertorio, macchè..dormiva come un ghiro durante tutto il decollo e non s'è accorto di nulla.
Oh!! Nemmeno le cannonate! Si è svegliato quando eravamo già alti sopra le nuvole.

sabato 12 settembre 2009

Life in Odense - Le biciclette

Ma parliamo meglio della nostra lunga e perigliosa avventura per acquistare una cazzo di bici.
Eh si.. sarà perché Odense è stata dichiarata "città della bici" in Danimarca, sarà perché qua in periferia dove stiamo è impossibile muoversi in bus, la bici serve come il pane.

Già, il servizio pubblico sarebbe anche molto efficiente (non si sgarra un orario con ritardi) ma per prima cosa è carissimo (quasi 3€ a biglietto) e inoltre, a parte le linee che servono il centro, le altre sono più o meno come il 10 a Livorno e passano una volta ogni morte di Papa.
Se poi ci metti la paura che l'autubus dove sei salito diventi improvvisamente il 13 rosso barrato per Chioma, insomma...non è che li prendi proprio volentieri..

Uno dice: "Vabbè! Spostati a piedi!" Guarda lui lì deh!Ha visto un ber mondo!!
Già perché, pur essendo il nostro dormitorio uno di quelli più vicini alla facoltà, quest'ultima è inculata tra i campi da golf e non è propriamente ad un tiro di schioppo e le fermate degli autobus scarseggiano.
Inoltre in 'sta città pare vigere l'assioma di "collocazione dei dormitori" per cui, non importa dove venga esso costruito, l'importante è che nelle immediate vicinanze non ci sia assolutamente un cazzo di nulla; ed infatti ce ne siamo bene accorti i primi giorni dove per comprare il minimo indispensabile per una degna sopravvivenza dovevamo fare tutto a piedi con le buste sul groppone.
Il bello è che se chiedi ad un danese del supermercato più vicino ti fa: "Deh! Agile! Vai giù di e in 20 minuti a piedi ci sei" A parte il fatto che devono camminà di molto veloci, ma un cazzo di bus per tornare indietro quando uno c'ha 4 buste a carico.. no eh?!

La soluzione, come si poteva facilmente intuire, sta nel comprare una fottuta bici.
Qui gli studenti vanno e vengono e molti a fine studi vendono a prezzi stracciati le loro vecchie bici di 3° 4° mano e te, che hai camminato come un pellegrino per una settimana, la prenderesti anche con le ruote quadrate e senza sellino pur di muoverti in tempi decenti.
Il nostro uomo in questo caso è Artur Kosiński, un polacco che pare avere cinque bici da vendere appartenute a gente che adesso non studia più lì.
Io, Gigi e Davide accordiamo un incontro e vediamo le prime 3 bici; la prima costa sinceramente troppino ed interessebbe a Davide che qui deve starci un anno, la bici da uomo va a Gigi che ha il merito di aver trovato il contatto ed a me resta the cheapest one: una meravigliosa bici da donna color fucsia che sembra perdere pezzi...aggiudicata! non c'è molte altre scelte!
Restiamo d'accordo in parola per l'affare e ci salutiamo per concludere il giorno dopo, o almeno così speravamo...già, speravamo! Eh si! Artur, che dimostrava di non averci capito un cazzo, il giorno dopo aveva venduto ad altri le bici promesse a Gigi e Davide. Rimaneva la scassona che mi sono prontamente comprato io. Gigi resta in parola per una bici verde da donna che al momento è in riparazione e Davide procede autonomamente a trovare una nuova bici.
Io tutto contento scopro che la bici di problemi ne ha a pacchi: ogni cosa rotta è stata riparata con il nastro adesivo, la catena salta fuori almeno 5 volte a giorno, cigola e sgratta che è un piacere, frena di merda e via dicendo...insomma, impossibile da usare!!
Per fortuna anche diversi giorni di vita con la bici Artur accondiscende a rimborsarmi il prezzo e nella stessa giornata contatto un personaggio alquanto singolare in maglietta della Juve (gobbo) che mi vende una bici del tutto simile (anch'essa viola) alla stessa cifra. Questa volta però la bici funziona e fino ad ora, tocchiamoci il naso, di problemi non me ne ha dati (a parte qualche tuning in qua ed in là).
In questo senso gli altri due compagni di sventura sono stati più sfortunelli di me: Davide ha preso una bici da 600 kr. ed ha forato 3 volte!! La disavventura di Gigi ormai è nella storia ed è inutile ripetersi.
Io in quanto a disgrazie sono andato a pari degli altri facendo un pattone in prossimità di un semaforo per via dei freni. Siccome rischiavo di passare un incrocio col rosso mi sono buttato sul marciapiede; per fortuna il mio fisico possente e l'attività ginnica fatta qui in palestra mi hanno fatto atleticamente atterrare sul selciato limitando i danni ad uno sgraffio su un palmo ed un ginocchio battuto.
Non vi preoccupate! il vostro fedelissimo si è già ripreso alla grande!

Alla fine l'importante è che adesso ce le abbiamo e soprattutto che non ce le inculino; se sentite partire un moccolo sapete perchè.

venerdì 11 settembre 2009

Quella sera

Stento ancora a credere alla serata di due sabati fà. Il posto era il Retroclub, un localino discoteca in centro, naturalmente lontano minimo 3 km da casa. Eravamo abbastanza galvanizzati dall'idea di una festa erasmus con birra gratis (ben 3 a testa) e quindi io Andre e Davide, di cui vi parlerò in un'altro post, decidemmo di andare. Io allora non avevo ancora la bici, Andre ne aveva comprata una scassata da donna per 300kr (circa 40€): la catena usciva ogni 10 metri e i pezzi della bici erano uniti posticciamente tra loro con pezzi di scotch un pò ovunque. Davide aveva speso un patrimonio per una bici da uomo usata che poi ha rivelato avere una gomma forata per la quale ha pure dovuto pagare la riparazione. Io ho viaggiato in canna sulla bici di Davide, un viaggetto abbastanza faticoso ma in ogni caso siamo arrivati e ci hanno fatto entrare nel locale senza pagare una lira.
Non so ora se raccontarvi ogni particolare della serata, dato che questo è un blog pubblico forse è meglio di no; vi assicuro però che le danesi o in generale le ragazze di quel locale quella sera erano abbastanza esplicite quando volevano farsi capire. Abbiamo ballato e bevuto e nonostante il Manno e Davide fossero un pò in paranoia per via di impegni coniugali ci siamo divertiti molto.Non ho mai conosciuto così tanta gente in una sola sera in vita mia.
Usciti alle 4 di notte partiamo per casa e per poco delle macchine non ci investono mentre attraversiamo la strada, dei pazzi. Il tempo di fare 20 metri in bici in canna con Davide e la sfiga si riabbatte inesorabile su di noi, si fora la ruota anteriore della bici su cui sedevo. Eravamo praticamente dietro l'angolo rispetto al locale e l'unica soluzione era farsela tutta piedi, niente bus in nessun posto dopo la mezzanotte. Un'ora a piedi di camminata, l'ennesima, ma almeno quella volta il ricordo degli eventi della serata ci ha tenuto compagnia.

Ho messo due foto che hanno scattato in cui ci sono io e Davide (alla mia destra) e alcune polacche con cui ci siamo intrattenuti. Si, si vede che ero un pò alticcio.

martedì 8 settembre 2009

Una serata indimenticabile

Vorrei raccontare come ho passato l'ultimo fine settimana. Erano le ore 10 nella cucina del mio piano e stavamo festeggiando con i danesi la qualificazione della Danimarca agli europei di calcio. Sapevamo di una grande festa a un dormitorio Rasmus Rask, un posto che dicono essere un pò meglio dell'inferno, distante circa 6 km e mezzo da dove ci trovavamo. Io dovevo incontrarmi con una ragazza che mi aveva detto di essere laggiù quella sera.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Decidiamo quindi di lasciare tutto e andare là. Dopo aver salutato tutti e aver inforcato le bici, dopo 10 metri, mi accorgo di avere la ruota posteriore a terra. Realizzo che nel mattino avevo prestato la bici a una ragazza della cucina abbastanza in ciccia che me l'aveva chiesta per andare a lavoro dato che la sua l'aveva lasciata da un'altra parte. Senza stare a risalire in casa pensai: "E' impossibile che la tizia non se ne sia accorta, magari la ruota si è solo sgonfiata oggi pomeriggio" e così propongo agli altri di andare verso la festa a piedi per poter gonfiare la ruota alla prima pompa per strada. Fatti 100 metri  mi rendo conto della distanza chilometrica che mi separava dalla prossima pompa, quindi saluto gli altri e me ne torno tristemente a casa. Salgo in cucina e trovo la tipa la quale non mi ha saputo dire niente della gomma, se non consigliarmi di andare a gonfiare la camera d'aria alla pompa del dormitorio che non sapevo nemmeno esistesse. Intanto si erano fatte le 10:45. Scendo e cerco questa pompa in mezzo al buio pesto intorno ai cassonetti, non la trovo. Nel mentre ricevo una telefonata di Andre che mi dice che lui e Davide sono tornati per solidarietà nei miei confronti, li raggiungo nel garage bici e parte subito una dissertazione su come la merda, a volte, mi colpisca in maniera così fulminea e folgorante. Mentre si disquisivamo passa una tizia spagnola, le chiedo se lei sa dove posso trovare questa pompa e grazie a un suo amico la troviamo. Era un tubo, usciva semplicemente da una casettina, senza un cartello o una scritta, vabbé, mi metto all'opera. "Maledizione!", erano le 11:20 e noi eravamo sempre là, a gonfiare quella cavolo di ruota, ma almeno sembrava reggere stavolta.
Allora via! Si riparte! Stavolta pieno di speranze mi metto in sella e mi accingo all'impresa, 6 km e mezzo di notte col freddo glaciale danese non è una impresa facile, sopratutto quando, per fare il gagarone da festa, ti sei messo solo un maglioncino primaverile e il giacchetto autunnale che non isola assolutamente. Al terzo chilometro cominciavo a sentire la sensazione che mi stessero per cascare le orecchie da quanto erano fredde e intanto pedalavo a fatica con la mia biciclettina lady verde da due soldi dove ogni ingranaggio sembrava remarmi contro (attrito sui freni davanti stretti male e parafango cadente sulla gomma). Arriviamo praticamente in periferia, in una zona che potrebbe essere come il Picchianti ma con il bosco intorno e quindi con un freddo assurdo, era ormai mezzanotte. Accade il fattaccio, la ruota dietro era di nuovo a terra, ma stavolta a 2km dall'arrivo e a 4km e mezzo da casa! Parte un moccolo dalla campagna danese, mi fermo e avverto gli altri, stavolta li convinco a non seguirmi, sarebbe stato assurdo. Io sarei tornato a piedi e alla prima pompa avrei potuto rigonfiare e rimontare in sella, ma non avevo fatto i conti con la sfiga di quella sera. Trovo un tizio a un incrocio dopo mezzo chilometro, sembrava abbastanza spaventato nel vedermi, gli chiedo dove posso trovare una pompa, me lo dice e poi scappa, dovevo fare un'altro mezzo chilometro e arrivare un'altro incrocio. Il mezzo km si trasforma in km pieno, arrivo alla pompa, prendo l'estremità del tubo, dov'è il bocchettone??? La pompa era rotta!!! Parte un'altro moccolo, ma stavolta mi metto a ridere e comincio a camminare verso casa. Quella sera andai a letto alle 2, la mattina dopo dovetti pure riparare la bici.

Allego una foto di quella bici maledetta

lunedì 7 settembre 2009

Partenza

Via, si parte! E stavolta è per 6 mesi, il viaggio più lungo fatto fino ad ora. Sono tante le preoccupazioni: ci adatteremo al posto? Ho messo tutto nella valigia? Arriveremo ad accoltellarci dopo qualche mese? Ci verrà nostalgia di casa? Mah, in ogni caso abbiamo preparato tutto, valigie e borse, perfettamente caricate secondo gli standard RyanAir, chilo più chilo meno.
Abbandoniamo quindi Livorno, afosa d'agosto come ogni altra estate, scappando verso le terre del nord, la Danimarca, sognando lo Jutland come nel film Tideland. Lasciare la famiglia, i vari animaletti e gli amici è la cosa più dura, sopratutto questi ultimi quando sai che si prospettanto delle settimane interessanti dopo la tua partenza (case libere, settimane di mare fino a settembre, etc.).
Salutiamo tutti e prendiamo l'aereo, il viaggio è lungo e ci tocca dormire una notte a Billund, la città di Legoland. Ad accoglierci all'aeroporto di Billund, oltre che all'efficienza e alla pulizia Danese (tutto l'areoporto sembra costruito quasi interamente in parquet a parte le piste) troviamo una megapalla raffigurante un mondo appesa al soffitto della hall, completamente costruita con le Lego. Bella ma sono troppo stanco per fargli una foto quindi ve la dovrete andare a vedere se proprio volete.

Dopo una bella camminata con 25kg sulla schiena arriviamo all'hotel accanto all'aereoporto, molto silenzioso ma anche molto costoso (50€ circa a testa per una notte, colazione esclusa). Il peso delle valigie mi comincia a preoccupare per il giorno dopo, mi pento un pò di aver preso il saccone anziché un trolley. La stanza è fantastica, comincio a sperare di avere una camera così al mio arrivo a Odense: molto moderna e pulita, tv inclusa, per aprire la porta non si usa una comune chiave da barbone ma una scheda elettronica senza la quale non puoi nemmeno attivare la corrente nella stanza.
Mi faccio una doccia, mi guardo un pò di tv danese, che per fortuna è in inglese coi sottotitoli, e vado a letto.
Il giorno dopo ci si sveglia e si fa colazione nell'hotel. Una colazione abbastanza strana per i miei gusti, formaggini farciti e latte che pare acqua. Ci facciamo un bel panino doppio formaggino e salame e si riparte per prendere un bus che ci porti in un'altra località dove ci dovrebbe aspettare il treno per Odense.
Il viaggio fila tutto liscio, ma all'arrivo ad Odense i pesi delle mie valigie sulle spalle cominciano a farsi sentire. Prendiamo un bus dalla stazione per arrivare al campus, costo 2 euro e sbagliamo fermata. Ci fermiamo circa 1km prima del campus, in mezzo ai campi coltivati. Ogni edificio a Odense è distanziato da almeno un km di terra vergine adibita a erbetta, perfettamente curata e tagliata settimanalmente da un povero cristo motorizzato che pensa di essere su una pista di go-kart. La fatica nel farmi quel km a piedi con le borse mi fa mancare l'appiccicume dell'edilizia Livornese.
Arriviamo quasi in periferia al campus: straordinaro ed imponente, molto Bauhaus e razionale stile Le Corbusier. Dentro c'è tutto, dalle aule agli uffici, dalla palestra alla piscina, dalla mensa al parcheggio per le bici. Se devi fare qualcosa per l'università là devi andare, in qualche stanzina numerata perfettamente rintracciabile grazie alla mappa gratuita prelevabile all'ingresso accanto al banco informazioni. Il posto è tuttavia deserto (ricordiamoci che è sempre il 20 di agosto) ma per fortuna troviamo al primo tentavio l'uffico dove un barbuto signore con le crok e dai polpacci abbastanza pronunciati ci da il nostro welcome envelope con all'interno le chiavi dell'appartamento. Baldanzosi ci dirigiamo verso l'uscita, alla ricerca di un bus che ci porti a casa. Bene, dovete sapere che a Odense i bus non sono il miglior mezzo di trasporto, ne passano pochi, costano tanto, vanno tutti solo alla stazione e non sai mai dove fermano. Noi non dovevamo andare alla stazione, dovevamo andare a casa facendo solo 2-3 km e prendiamo quindi un bus per poi cambiare a una fermata successiva. Qui accade il fattaccio, dopo essere usciti dal primo bus mi rendo conto di non avere più con me il welcome envelope, dove cacchio l'avevo messo?? Mi rendo conto dopo 5 minuti di averlo lasciato in uno degli stipetti dell'università (si, hanno anche quelli e sono gratuiti). Parte il fugone verso il campus, intanto Andre rimane con le borse alla fermata.

Ritrovo il pacco lo prendo e torno da Andre un pò affaticato. Prendiamo un'altro bus che ci porta a casa: un megamostro, anzi più megamostri immersi nel verde, perfetti parallelepipedi sdraiati con dei pettini che spuntano dai lati (le cucine). Saliamo nelle rispettive camere. "La prima impressione non è mai la migliore, ma si può migliorare" tentavo di convincermi. Non c'era neanche una sedia per sedermi, solo il nudo letto senza coperte. Vado verso la cucina, sicuramente là terranno in ordine, là ci si mangia e poi loro sono Danesi, saranno sicuramente ordinatissimi. Aperta la porta della cucina una montagna di giornali e vecchie riviste mi salutano dal tavolo sventolanti mentre in secondo piano intravedo nubi di moscerini che banchettano su casse di bottiglie di birra vuote. Esco.

Al piano di sopra la camera di Andre sembrava uguale alla mia, ma con l'aggiunta di una poltroncina anni '80 molto rustica che ho cominciato subito a invidiargli. Non c'era tempo per disperarsi, la mobilia l'avremmo rimediata giorni dopo rubandola qua e là per i corridoi dell'edificio. Dovevamo prendere le coperte per la notte e l'unico posto dove andare era solo a 3 km di distanza, in una zona commerciale tipo porta a terra praticamente davanti al campus da cui siamo arrivati. Ci dirigiamo a piedi, l'autobus dai nostri appartamenti non passa, facciamo due compere e al ritorno (sempre a piedi) ci sistemiamo nella camera e ceniamo nella cucina di Andre che era molto più pulita. La sera vado a letto, respiro un pò di polvere e guardo le mura bianche di quella che più che una camera mi sembrava un garage, addormentandomi grazie alla musica di Brian Eno (Apollo Atmospheres & Soundtracks).
I giorni seguenti sono stati un via-vai tra casa nostra e i negozi per comprarsi le cose indispensabili. Siamo stati i primi studenti erasmus a essere arrivati e questo ci ha un pò penalizzati perché abbiamo dovuto imparare come funzionano le cose da soli. Gli altri, quelli che sarebbero venuti nei giorni seguenti erano accolti dal Buddy, un volontario che se hai fortuna si presenta sotto forma di strafiga danese la quale dispensa consigli su cosa fare, dove andare, chi vedere, ecc. ecc.
Alla fine ci siamo creati un habitat nella nostra camerina prendendo a giro mobili usati e ripulendo gli scantinati di questo edificio ricchi di tanti tesori (io penso di aver praticamente rubato tv). Per vedere le differenze per la mia camera guardatevi questi video. Il primo l'ho fatto il giorno dopo il mio arrivo e il secondo, fatto una settemina dopo, ricorderà agli intenditori del buon cinema italiano una scena famosa.




Ogni giorno per una settimana macinavamo chilometri a piedi, ci serviva una bici, ma per raccontare di come ce la siamo procurata ci serve un'altro post e uno sforzo mentale che a quest'ora il vostro affezionatissimo non può darvi. Buonanotte